La Miniera Marzoli... e la sua storia

October 15, 2017

Questa miniera, che è caratterizzata da una galleria di ribasso lunga circa due chilometri, è stata iniziata dalla Società degli Altiforni, Fonderie ed Acciaierie di Terni nel 1886 ed interrotta dopo 488 metri    (fu il farmacista Giuseppe Ragazzoni, che trascorreva le vacanze a Pezzaze, ad ideare e progettare la galleria diretta; affidò poi i suoi progetti per la realizzazione all’Acciaieria Terni; i suoi progetti furono poi nuovamente venduti alla ditta Marzoli di Palazzolo sull’Oglio).

 La galleria aveva lo scopo di esplorare in profondità i giacimenti della formazione del Servino della Valle Megua per poi incontrarsi con i filoni di siderite della Miniera Regina Zoie e della Miniera Bandera. I lavori di scavo, eseguiti per la prima volta con perforatori, non diedero però i risultati sperati e quindi vennero sospesi. A riprenderli fu la ditta Fratelli Marzoli nel 1934 e, seppure con diverse interruzioni e improvvise riprese imposte dalla politica autarchica dell’epoca fascista, essi continuarono fino alla fine della seconda guerra mondiale. Alla fine degli anni ’40 la galleria infatti misurava 1730 metri. Nel 1960 i lavori nel cantiere Stese si svolgevano su tre livelli e precisamente a quota 617 (galleria di carreggio), 643 e 673. Negli anni ’70 sarebbero stati coltivati sia in alto, fino a raggiungere l’antica bocca S. Marco, che in basso, con lo scavo di due livelli inferiori alla galleria di ribasso, alle quote 586 e 555, e di un pozzo di estrazione profondo circa 60 metri alla quota 520. La miniera, che è stata chiusa nel 1972, dopo un periodo di gestione del Consorzio Minerario Barisella di Schilpario, ha uno sviluppo di alcuni chilometri ed è caratterizzata dall’avere al suo interno un pozzo inclinato di circa 200 metri. Successivamente al 1972, altre Società hanno effettuato saltuari lavori per l’estrazione della fluorite, ma una grossa frana a 720 metri nella galleria principale ha interrotto bruscamente i lavori.Documenti fondamentali per la storia delle miniere triumpline sono gli statuti, a partire da quelli che furono stesi nel 1341, in epoca viscontea, da dodici sapienti scelti dalla vicinia di Bovegno. Furono redatti nove capitoli minerari di straordinaria importanza: è qui che si leggono per la prima volta i termini di "medolo" per indicare la miniera e di "Societates Medalorum" ovvero quelle imprese che esercitano attività di scavo e di estrazione del minerale. Analoghe disposizioni si trovano negli Statuti di Pezzaze editi nel 1318, ma giunti a noi nell’edizione riformata del 1529.

La lettura di questi documenti ci conferma come gli operosi abitanti valligiani dei comuni dell’Alta Valle praticassero, durante i secoli dell’età di mezzo, l’attività estrattiva, alternando il lavoro di mandriani e contadini (tipico dei mesi estivi) con la laboriosa escavazione dei "medoli" per cercare la vena del ferro. Tale attività, se pure molto praticata, non giunse quasi mai, se non in pochissimi casi e con intervento esterno, ad assumere carattere industriale di alto livello; i mezzi obsoleti di estrazione impiegati nelle miniere triumpline e l’arretratezza tecnologica spesso limitarono le possibilità espansive e portarono ben presto a una crisi generale del settore protratta fino alla prima metà del XIX secolo.

La conduzione familiare dei “medoli” comprendeva pure l’utilizzo di bambini più piccoli e in grado di muoversi con agilità negli stretti cunicoli. Questi giovanissimi minatori, descritti dallo stesso Giuseppe Zanardelli come: "piccoli, rachitici, pallidi e malaticci " non potevano che fornire un lavoro "lento, misero e stentato".

Ma cosa sono questi “medoli”?

Venite a scoprirlo alla Miniera Marzoli durante la visita guidata!!

 

 

 

 

 

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